•

Stamattina nella coda di moderazione del blog ho trovato un commento di un utente che ha provato a ripubblicare un mio articolo paro paro su uno di quei siti che fanno soldi con i banner a spese tue (facendo HotLink) e si è ritrovato con la mia immagine anti-hotlink al posto di quella presente nell’articolo.
Questo signore (o come si definisce lui stesso nel commento, uno di quei fessi che girano per il web in cerca di cose interessanti) anzichè porsi il problema del perchè l’immagine non fosse quella originale ha ben pensato di lanciarsi in un commento di “apprezzamento” che evito di pubblicare.
Purtroppo sono molti i siti che abusano dell’hotlinking e dopo tanti anni che questo blog è online (nelle sue varie incarnazioni) ormai buona parte della mia banda internet se ne va a fornire immagini a siti di terze parti che ripubblicano contenuti o immagini presenti qui senza nemmeno fare riferimento all’originale. Tutto ciò è estremamente fastidioso.
Inoltre, visto che le immagini che utilizzo nei post non sono mie, ma sono da me utilizzate nel rispetto della licenza Creative Commons con cui sono rilasciate, utilizzarle al di fuori del contesto in cui opera questo blog può rappresentare una violazione della licenza d’uso.
Ho comunque deciso di sostituire la mia immagine anti-hotlink con una diversa, sia per evitare che persone dotate di una sensibilità “fuori scala” si facciano venire un travaso di bile, sia per spiegare meglio perchè l’hotlink è male. Adesso l’immagine invita a visitare una pagina che spiega cosa sta succedendo (questa: http://cigliola.eu.org/cms/hotlink/)
L’immagine è di The Master Shake Signal ed è rilasciata con una licenza Creative Commons
•

Quante volte abbiamo sentito dire che le tariffe di telefonia mobile in Italia sono le più alte in Europa ? E quante volte abbiamo letto o sentito dichiarazioni stampa degli operatori telefonici smentire tale notizia, dicendo che le nostre tariffe sono in linea con quelle degli altri paesi ?
Bene, in questi giorni sto facendo un po di scouting fra le varie offerte degli operatori mobili nostrani (cambio SIM sull’iPhone, poi farò una dettagliata recensione della scelta finale) e le tariffe che vedo oltre a essere alte sono di difficilissima interpretazione.
Innumerevoli clausole che rendono applicabile la tariffa solo durante i chiari di luna e se la temperatura in Botswana scende sotto i 5° centigradi, decine di clausole contrattuali assurde, incompatibilità fra offerte e opzioni, tariffe al minuto ma con scatti di 30 secondi anticipati con anche scatto alla risposta (che fanno lievitare il costo di una telefonata inferiore al minuto a quasi 60 centesimi). Gli operatori ti regalano centinaia di bonus e ricariche, che però si applicano solo a determinate condizioni (assurde anch’esse, ovviamente).
La cosa si applica sia ai contratti in abbonamento, che alle ricaricabili.
Insomma un delirio. Oggi, per altri motivi, navigando fra le pagine del supporto di Blizzard Entertainment ho visto nella pagina dei contatti i loro numeri locali di assistenza tecnica, dove sono anche riportate le tariffe per la chiamata dai vari operatori europei… ecco la lista:
Austria: 0900 120 200 (€ 0.39 per min.)
Belgium: 0900 701 20 (€ 0.05 per call + € 0.45 per min.)
Denmark: 80 881 081 (free)
Finland: 0800 115 268 (free)
France: 0892 305 530 (€ 0.34 per min.)
Germany: 0900 1 200 10 60 (€ 0.41 per min.)
Italy: 899 021 000
(TI: € 0.1 per call + € 0.50 per min.)
(Tim: € 0.1291 per call + € 0.60 per min.)
(Vodafone: € 0.1291 per call + € 0.60 per min.)
(Wind: € 0.125 per call + € 0.60 per min.)
Netherlands: 0909 2658769 (€ 0.20 per min.)
Norway: 800 12 633 (free)
United Kingdom: 0901 815 0810 (£0.25 per min.)
Spain: 806 006 009 (€ 0.10 per call + € 0.36 per min.)
Sweden: 0200 897073 (free)
A parte la cosa ridicola di essere gli unici ad avere ben 4 cifre decimali di tariffa per lo scatto alla risposta e una tariffa diversa a seconda dell’operatore da cui si chiama, indovinate un po di chi sono le tariffe più alte in assoluto ? Le nostre !
La foto è di whiteafrican ed è rilasciata con una licenza Creative Commons
•

Leggere queste righe di Curzio Maltese su Repubblica di oggi mi fa davvero rabbrividire. Riporto integralmente l’articolo di Repubblica.it
AVEVA l’aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c’era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. “Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane” sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un’onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.
Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.
Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano “Duce, duce”. “La scuola è bonificata”. Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent’anni, ma quello che ha l’aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un’altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell’università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. “Basta, basta, andiamo dalla polizia!” dicono le professoresse.
Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. “Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!” protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: “E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!”. Il funzionario urla: “Impara l’educazione, bambina!”. La professoressa incalza: “Fate il vostro mestiere, fermate i violenti”. Risposta del funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra”. C’è un’insurrezione del drappello: “Di sinistra? Con le svastiche?”. La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: “Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un’azione di violenza da parte dei miei studenti. C’è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c’entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire”.
Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: “Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra”. Monica, studentessa di Roma Tre: “Ma l’hanno appena sentito tutti! Chi crede d’essere, Berlusconi?”. “Lo vede come rispondono?” mi dice Laura, di Economia. “Vogliono fare passare l’equazione studenti uguali facinorosi di sinistra”. La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: “Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov’è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l’avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto”.
Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. “È contento, eh?” gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno (…) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all’ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì”.
È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un’azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. “Lei dove va?”. Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: “Non li abbiamo notati”.
Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: “Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!”. L’altro risponde: “Allora si va in piazza a proteggere i nostri?”. “Sì, ma non subito”. Passa il vice questore: “Poche chiacchiere, giù le visiere!”. Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.
Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s’affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l’assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s’avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell’Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.
A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all’occupazione, s’aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. “Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo”.
L’immagine è di alshain49 ed è rilasciata con una licenza Creative Commons
•

A volte cambia un pochino, ma nella sostanza i corsi e ricorsi storici e gli attori sono sempre gli stessi.
via: Repubblica
“Il Vaticano prende le distanze da Famiglia Cristiana e dai suoi scontri con il governo.
[...]
L’ultimo duro intervento di Famiglia Cristiana contro le scelte dell’esecutivo è di ieri, quando è stato anticipato l’editoriale di Beppe Del Colle in cui si augura che “non sia vero il sospetto” che in Italia sta rinascendo il fascismo “sotto altre forme”. Un commento che ha scatenato la polemica. “
via: Wikipedia
“Nel 1943, durante il declino dell’unità dello stato fascista, le principali gerarchie cattoliche presenti in Italia si mobilitano per orientare le nuove scelte politiche e pastorali nella penisola. La questione delle leggi razziali viene affrontata direttamente dal Vaticano ad opera del cardinale Luigi Maglione.
Maglione accoglie principalmente le proposte del gesuita Luigi Tacchi Venturi riguardo la posizione politica della chiesa di Roma in vista di una possibile riforma giuridica in Italia, riforma che avrebbe interessato anche le leggi razziali. Tacchi Veturi infatti ritiene che si sarebbero dovute modificare solo le clausole relative alla discriminazione degli ebrei convertiti al cristianesimo e non già di tutti gli aderenti alla religione ebraica.
Lo stesso Tacchi Venturi inoltre, nel ricevere delle lettere da parte della comunità ebraica italiana che lo invitavano ad intercedere perché le leggi antiebraiche italiane fossero abolite del tutto, nega il suo sostegno affermando:
| |
« guardandomi bene dal pure accennare alla totale abrogazione di una legge (le leggi razziali) la quale secondo i principii e le tradizioni della Chiesa cattolica, ha bensì disposizioni che vanno abrogate, ma ne contiene pure altre meritevoli di conferma.[5] »” |
L’immagine è di Clearly Ambiguos ed è rilasciata con una licenza Creative Commons