Nucleare all’italiana
Io non sono contrario tout-court al concetto di centrale nucleare ( per quanto nutro molti dubbi sulla sostenibilità della cosa ), ma sono profondamente contrario all’introduzione del nucleare in Italia.
La centrale nucleare è ( per sua natura ) più pericolosa e potenzialmente devastante di molte altre installazioni industriali. Questo non la rende di per se inaccettabile, ci sono misure di sicurezza, controlli e manutenzioni che rendono il rischio implicito di una struttura di questo tipo calcolabile e quindi accettabile. ( Non esiste tecnologia esente da rischi ).
Il problema nasce quando il calcolo del rischio ( o peggio ancora la gestione e il controllo del rischio ) è in mano a persone a cui non affiderei nemmeno la gestione di una pianta grassa.
Parliamoci chiaro, esiste una qualsiasi realtà industriale di interesse pubblico in Italia al cui interno non ci sia almeno un raccomandato incompetente ?
Vogliamo parlare, poi, della classe dirigente ? Non escludo che ci siano degli ottimi dirigenti in Italia, ma statisticamente quanti di loro hanno occupato o occupano posti importanti di gestione in aziende simili ? ( penso a Alitalia, Ferrovie dello stato, Enel, Terna, Telecom, e a tante altre realtà industriali paragonabili come entità ).
Quando in Italia ci fu il black out nel 2003 alla fine venne fuori che, al di la delle cause che avevano portato al black out, la riaccensione degli impianti ( e quindi la gestione dell’emergenza ) durò molto più del previsto ( 12 ore circa in molte regioni ) e le cause erano da attribuirsi a:
a) disfunzioni nei sistemi di telecomunicazione utilizzati per i telecomandi e le comunicazioni tra il GRTN e gli operatori locali, essenziali per rendere rapide le manovre di riaccensione;
b) scarsa esperienza applicativa relativamente al piano di riaccensione e non univoca interpretazione delle relative prescrizioni;
c) il forte accentramento dei telecomandi di rete in tre soli centri, che potrebbe forse non essere adatto in caso di emergenze tipo blackout (grande numerosità di eventi e manovre);
d) impossibilità di avviare alcuni gruppi di prima riaccensione per cause diverse anche imputabili alla situazione notturna, per ragioni storiche forse sottovalutata;
e) basso grado di riuscita della procedura di mantenimento in esercizio in isola sui sistemi ausiliari dei gruppi termoelettrici al distacco dalla rete (“load rejection”), che ha impedito di avere sufficienti gruppi pronti alla presa di carico.
Ora l’Enel si dice tecnicamente pronta a gestire una centrale nucleare, ma secondo voi dal 2003 ad oggi avrà fatto qualcosa per sopperire almeno a una delle carenze che hanno portato a un disastro come quello del 2003 ?
Questo senza considerare che qualsiasi opera con un costo importante in Italia non è esente da infiltrazioni mafiose / camorristiche / politiche. Il direttore di una ipotetica centrale nucleare in Italia sarà veramente una persona con competenza in materia o sarà espressione di una corrente politica ?
Non siamo capaci di smaltire i rifiuti normali ( vedi il caso Napoli ) perchè ci sono interessi di cosche dietro la gestione dei rifiuti, come possiamo solo immaginare di poter trattare e smaltire rifiuti speciali come quelli di una centrale nucleare ?
In conclusione, siete veramente pronti a correre il rischio di avere una centrale nucleare gestita “All’italiana ?”
L’immagine è di mandj98 ed è rilasciata con una licenza Creative Commons.

